1 August 2013

Probabilmente dovuto ad un numero sempre maggiore di italiani che cercano fortuna all'estero, sono in aumento guide, blog, siti che offrono consigli a coloro i quali decidono di espatriare.  Fra i suggerimenti piu' comuni, quello di evitare di frequentare altri italiani all'estero. A detta di molti,  instaurare rapporti con connazionali, ritarderebbe infatti l'integrazione nel Paese che vi ospita.

Per quanto relativamente vero, si tratta di un suggerimento curioso, che proviene da un popolo al quale capita spesso di lamentarsi delle difficolta' che si incontrano nell'instaurare rapporti di amicizia all'estero, nonche' delle diverse abitudini adottate dagli stranieri nel momento in cui interagiscono fra loro.

Evitare di frequentare individui muniti di uno straccetto che qualcuno continua a chiamare carta d' identita', significa non interagire con la societa' del Paese che ci ospita. Comunita' italiane sono infatti presenti in ogni angolo del pianeta.
Farlo nel momento in cui ci si trova all'estero non significa denigrare la cultura locale. Nemmeno isolarsi dalla societa' che ci ospita. Significa invece approffittare di un'opportunita' che ci permette di mantenere un contatto con la madrepatria, pur vivendo lontano da essa. Significa utilizzare una lingua, frequentare individui con i quali abbiamo ben piu' di qualcosa in comune. Che non esclude l'interazione con le persone del posto, elemento essenziale per esercitare la lingua, conoscerne le abitudini e le caratteristiche.
Escludere connazionali (o comunque espatriati in generale) dalle proprie frequentazioni, significa pero' forzare la mano al contrario e vivere da apolidi al di fuori dei confini nazionali.
Ci si integra nel momento in cui si apprezza la nazione che ci ospita. Che significa chiudere un occhio quando vediamo qualcosa che non ci piace e mostrare entusiasmo quando qualcosa ci piace. Adottare questo semplice e positivo accorgimento, ci permettera' di frequentare un po' chiunque, compresi quegli italiani dai quali ci continuano a dire di stare alla larga.

9 comments:

  1. Io ancora non so esattemente da che parte sto riguardo a questo tema. Qui frequento quasi solo italiani, per vari motivi...e non solo ritrovo gli stessi perversi meccanismi che speravo di aver lasciato a casa, ma il mio inglese non migliora come dovrebbe e mi sento poco integrata. C'è da dire che qui gli americani sono molto selfish ed è difficile andare oltre un saluto e due chiacchere ecco.

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    1. Credo comunque sia piu' difficile sviluppare rapporti di amicizia quando non si hanno piu' 18 anni. A maggior ragione se lontani da casa.
      Inglese? Il mio sta peggiorando.

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  2. Commento dalla fine, quando scrivi "Ci si integra nel momento in cui si apprezza la nazione che ci ospita. Che significa chiudere un occhio quando vediamo qualcosa che non ci piace e mostrare entusiasmo quando qualcosa ci piace".Faccio mie le tue parole, sintetizzando in questo modo: prendere il meglio dell'una come dell'altra cultura, di quella da cui si proviene e di quella che ci accoglie.Privarsi della propria identità, come se fosse un pesante fardello di cui sbarazzarsi è sempre un impoverimento, come un impoverimento è isolarsi rinchiudendosi nella propria ristretta cerchia di amicizie.La disponibilità al confronto e la curiosità verso persone di altri paesi sono, a mio avviso, la chiave per dare un senso maturo al proprio destino di vita e di lavoro all'estero.
    Un italiano di pianura

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  3. Io ho vissuto vicino a Londra per oltre 10 anni. All'inizio mi rifiutavo di uscire con italiani, cosa che invece ho fatto in seguito visto che non posso dire di avere maturato amicizie vere con la gente del posto.

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  4. Io mi sono trasferito da Milano a Roma e trovo le stesse difficolta' nel socializzare per quanto mi consideri un tipo piuttosto espansivo.

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  5. io credo che sia eccitante ed esaltante socializzare con persone di altre culture. Comunque credo che chi espatria e poi resta in contatto solo con altri connazionali sbaglia di grosso. I love to meet other people XD

    - Michele

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  6. Articolo interessante anche se chi vive all'estero sa bene che ci sono molti italiani che escono solo con italiani e che parlano a mala pena la lingua del posto.

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  7. Sono alla seconda emigrazione (la prima in Austria a 30 anni insieme al marito, la seconda in Francia a 41 anni, con marito e figlio). In entrambi i casi non conoscevamo la lingua del posto. Sono partita sin dalla prima volta pensando: cerco di scoprire come funziona -tutto- nel posto in cui mi trasferisco (dall'iscrizione alla mutua per il medico a come si ordina al ristorante) senza giudicarlo, prendo il meglio delle culture in cui ho vissuto (tengo le cose italiane che mi piacciono, ci aggiungo quelle austriache che scopro e mi piacciono, imparo dai britannici quando vado in vacanza in UK, ...). L'atteggiamento ha funzionato, abbiamo fatto amicizia con persone con cui abbiamo affinita', indipendentemente dal passaporto. Tra i buoni amici che abbiamo trovato ci sono : polacchi, tedeschi, serbi, bosniaci, argentini, austriaci e qualche italiano con un atteggiamento affine al nostro. Abbiamo evitato il gruppone di italiani che si ritrovava a fare little Italy per criticare quanto facesse schifo tutto in loco. Ora in Francia abbiamo seguito lo stesso criterio ed abbiamo amici per la maggior parte francesi, non avendo avuto ancora l'occasione di conoscere persone di altre nazionalita'.

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